Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Sunday July 22nd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

STORIA DI BAVARI – La Preistoria (1a puntata)

Non si conosce con precisione la data di nascita di Bavari. Tuttavia, anche il nostro paese ha una sto­ria e una preistoria. La storia vera e propria ha inizio attorno all’anno 1000 della nostra era, quando co­minciano a trovarsi tracce scritte della sua esistenza. La preistoria può essere – al­meno in parte –  rico­struita non sulla base di documenti scritti, ma di me­todi di ricerca di altra natura, messi in atto dagli studiosi di storia locale.

EPOCA PRE-ROMANA (prima del II sec. a.C.)

Antichi liguri

Secondo alcuni di essi, un primo insediamento umano (una tribù) esisteva, nell’area dove oggi si trova Bavari, sin da epoca pre-romana; prima, cioè, del III-II secolo a.C., quando l’esercito di Roma soggiogò i Liguri, conquistandone la regione. Oltre 2300 anni fa, quindi, una piccola comunità di Li­guri Genuati (Liguri della zona di Genua-Genova) potrebbe vero­similmente avere stabilito un pro­prio nucleo in prossimità del Castellaro di Bavari.

La cima del Monte Castellaro vista da ovest

Il “castellaro” era una tipica costruzione degli antichi Liguri. Consisteva in un recinto fortifi­cato in tronchi e/o pie­tra a secco, con all’interno delle abitazioni o posto nelle loro vici­nanze. Era realizzato a scopi difensivi e religiosi in cima ai rilievi. La tribù vi si rifu­giava con le proprie greggi in caso di guerre o invasioni. I castellari sfruttavano le naturali asperità del terreno per renderne difficile l’asse­dio e la conquista. Alcuni studiosi ritengono che sul Monte Ca­stellaro (m. 458), ben prima di duemila anni fa, sorgesse una struttura di questo tipo. Sessant’anni or sono un’equipe guidata dal prof. Tiziano Mannoni vi eseguì degli scavi ar­cheolo­gici.

La posizione geografica, a cavallo tra le valli del Bisagno (Bisamnis, «doppio fiume) e quella dello Sturla, era felice e strategica: un buon punto di osservazione in direzione dei monti e del mare, poco distante dalla città capoluogo di Genua (Genova); e un punto ido­neo per il controllo di un percorso, quello dalla costa verso il Passo della Scoffera, dotato di notevole importanza in campo commerciale già in epoca pre-romana.

I Liguri erano soprattutto dediti all’agricoltura, alla pastorizia, alla caccia. Nell’artigianato si limitavano alla pro­duzione di ceramiche d’uso domestico. I commerci avvenivano con gli Etruschi e con i più vicini popoli padani, in forma assai ridotta. La religione dei Liguri, molto importante sul piano sociale, era di tipo naturalistico: adoravano come divinità gli astri e le forze della natura. Erano venerati anche i defunti. I luoghi sacri sorgevano sulle cime di monti e colline.

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EPOCA ROMANA e TARDA ANTICHITà (II sec. a.C. – V sec. d.C.)

In epoca romana, le valli del genovesato erano suddivise in pagi e vici. I pagi (al singolare: pagus), denominati anche castella a causa della presenza di strutture fortificate – gli ex castellari liguri – nei loro paraggi (di solito nel punto più alto), costituivano i centri mag­giori, erano comunità rurali con un certo numero di abitazioni, di abi­tanti e di attività.

Ciascun pagus aveva un tribunale, un tempio per il culto, un reparto di guardie con funzioni di difesa e di polizia. A capo del pagus stava il curator pagi, una specie di “sindaco”. Le terre del pagus messe in comune erano dette compascua. Era pos­sibile che diversi pagi fossero legati da un fœdus (patto di federazione): in tal caso for­mavano un conci­liabulum. I vici (sing.: vicus) erano invece i nuclei minori, gruppi sparsi di casolari senza grande importanza, che dipende­vano dal pagus di riferimento.

Bavari. La foto evidenzia la “sella” sulla quale sorge il paese, valico tra le valli del Bisagno e dello Sturla

Abbiamo motivo di credere che un pagus – cioè una comunità rurale – fosse presente in corri­spondenza del valico tra le valli dello Sturla e del Bisagno, proprio dove oggi sorge Bavari. Certa­mente esso era l’erede della precedente tribù ligure.

In queste prossimità è documentata, fin da epoca romana (I sec. a.C.), l’esistenza di sobbor­ghi come Quarto (Quartus lapis ab urbe Genuæ, “Quarta pietra miliare dalla città di Ge­nova”) e Quezzi (Quinci): sembra logico supporre che la Valle Sturla potesse fungere da punto di passaggio e co­municazione tra i borghi rivieraschi del vicino levante (Priaruggia, Quarto, Sturla, Vernazzola, Boc­cadasse) e quelli della medio-alta valle del Bisagno.

Col passare del tempo, all’alba del Medioevo (circa V-VI sec. d.C.), gli antichi pagi si tra­sformarono nei territori delle pievi cristiane, cioè delle grandi parrocchie di campagna. A ridosso di quest’epoca s’inserisce la storia, leg­gendaria o meno che sia, del vescovo Desiderio.

San Desiderio da Bavari, dipinto conservato a Palazzo San Giorgio

Desiderio, secondo una nostra tradizione locale, era un contadino di queste terre, vissuto nel IV se­colo d.C., un pio cristiano che viveva del lavoro delle sue mani. Fu raggiunto da alcuni abitanti di Lin­gone (oggi Langres, in Francia), che, colpiti dalla sua fede, lo vollero come nuovo vescovo. Desiderio lasciò i campi, fu consacrato ed esercitò il ministero fino a mo­rire martire: durante un’invasione bar­barica offrì la vita in cambio della salvezza dei suoi fe­deli.

Il paese di San Desiderio, un tempo dipen­dente da Bavari, ha questo nome per­ché, se­condo la tradi­zione, lì il santo nacque e visse sino alla partenza per Lingone-Langres. Il ve­scovo martire è ricordato come «San Desiderio da Bavari». Il suo nome compare in un anti­chis­simo elenco di vescovi parteci­panti a un concilio te­nuto in quegli anni a Sàrdica (Sofia, in Bulga­ria). Questo ne dimostra, per­lomeno, la reale esistenza storica.

La vicenda di Desiderio, sebbene mescoli storia e leggenda, si fonda però su un dato sto­rico sicuro: già nella tarda antichità, verso la fine dell’impero romano d’Occidente (crollato nel 476 d.C. ad opera dei Goti di Odoacre, dopo una lunga agonia), la nuova re­ligione venuta dalla Giudea, il cristianesimo, era arrivata in Liguria e si era rapi­damente diffusa nei centri princi­pali e nei loro dintorni. Divenuta religione ufficiale, essa gradatamente prenderà il posto dei precedenti culti pagani.

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DAI BIZANTINI AI LONGOBARDI (VI-VIII secolo d.C.)

Da diversi indizi, gli storici locali deducono che nel VI secolo i Bizantini – scacciati i Goti in­vasori da vaste aree del Nord Italia, Liguria compresa – scelsero Bavari come sede di un avamposto militare, una caserma. Il toponimo dialettale «Rumâ», per esempio, riferibile a un gruppo di case situate in via Fontanegli, sembra deri­vare dalla pa­rola greca «ruma»: “ri­paro, rifugio”. I Bizantini, provenienti da Co­stantinopoli, nell’odierna Turchia, capitale dell’impero romano d’Oriente, parlavano il greco-koinè, a quel tempo la lingua della comu­nicazione internazionale (un po’ come l’inglese oggi).

San Giorgio, icona bizantina

Fu probabilmente per loro iniziativa che la chiesa di Bavari fu intitolata a San Giorgio, sol­dato mar­tire, molto venerato in Oriente e patrono dell’esercito cristiano. Non era ancora il luogo di culto attuale: l’edificio era più piccolo, probabilmente privo di torre campanaria, in posizione differente in quanto orientato a est, con l’altare ri­volto verso il sole nascente, simbolo di Dio, secondo l’uso della cristianità antica. Se ne è ve­nuti a conoscenza grazie ai reperti emersi durante gli scavi per l’edificazione della canonica, effettuati nel 1912.

Intorno al presidio bizantino il pic­colo centro, abitato dalla popolazione locale, proseguiva la sua vita quotidiana: praticando l’agricoltura, la pa­storizia (attività tipiche dei popoli sedentari), nonché la caccia e la rac­colta nei boschi circostanti.

Tra la seconda metà del VI e l’inizio del VII secolo i Bizantini perdono il controllo di buona parte della penisola e ven­gono ricac­ciati verso sud da una popolazione di origine germanica: i Longo­bardi. Anche la Liguria finisce sotto il loro dominio tra il 642 e il 644. I Longobardi mantengono a Bavari l’avamposto militare già utilizzato dai Bizantini.Il periodo longobardo segna una netta regressione economica e culturale per tutto il territorio soggetto alla loro ammi­nistrazione, che stride con lo sviluppo generale apportato dalla più progre­dita civiltà di Bisanzio.

È possibile che il nome «Bavari» sia figlio di quest’epoca tormentata. Per alcuni studiosi, esso de­riverebbe dallo stanziamento di un gruppo di soldati longobardi della stirpe dei Bàvari. «Bavari», secondo questa tesi, designerebbe allora la “località dove stanno gli uo­mini venuti dalla Bavària-Ba­viera”. Altri (per esempio il celebre linguista Giacomo Devoto) hanno invece azzardato l’ipotesi che esso sia di origine ligure pre-romana, come nel caso di toponimi simili (Chiàvari, Cré­vari). In ultima analisi, non ci sono cer­tezze su questo punto.

ALESSANDRO MANGINI

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