Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday December 12th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

STORIA DI BAVARI – 2a puntata – IL BASSO MEDIOEVO (anni 1000-1500)

EPOCA CAROLINGIA E FEUDALE

Nel 774 le truppe di Carlo Magno spazzano via i Longobardi. I Franchi – popolazione derivata dalla fusione di Galli e Germani, stanziata in Francia – diventano i nuovi signori d’Italia. Nella notte di Natale dell’800 Carlo Magno è incoronato imperatore dal papa nella basilica di San Pietro: nasce il Sacro Romano Impero, che, attraverso il sistema feudale, regge per secoli le sorti dell’Europa cristiana, tra Francia, Germania, Italia e regioni satelliti. In epoca carolin­gia (IX-X secolo) l’economia genovese torna a fiorire, specialmente nel commercio ma­rittimo.

Anche i nuovi dominatori mantengono a Bavari il presidio militare originariamente stabi­lito dai Bizantini. Ce ne informa il primo documento ufficiale in cui appare il nome «Ba­vari», di epoca tardo-carolingia: è contenuto in un antichissimo registro della curia arci­ve­scovile di Genova e risale al 952.

Il toponimo «Bavari» in questo periodo non indica soltanto il paese omonimo, ma un’intera circo­scrizione, comprendente parte di S. Eusebio, con Serino e Serrato, Ca­nova e Fontanegli sul Bisa­gno; S. Desiderio, Nasche, Premanico sul versante dello Sturla. Questo territorio formava la curtis episcopalis de Bavali: una vasta azienda agricola – detta ap­punto corte – affidata al vescovo-conte di Genova, che la ammi­nistrava in qualità di feu­datario per mandato dell’imperatore. In questo compito il vescovo si serviva di fiduciari chiamati vas­salli, che per Bavari erano i nobili Della Volta. La curtis de Bavali dipendeva dalla curia di Molassana, una delle cinque in cui era stato frazionato il feudo governato dal vescovo.

La coltivazione intensiva dell’olivo si diffuse in zona tra il X e il XII secolo. In precedenza era assai sviluppata la raccolta delle castagne: ancora nel 1128 (o 1142) il decreto «De guardia civitatis» imponeva agli uomini di Bavari e della soggetta frazione di Fontanegli di versare un tributo di dodici “mine” di castagne, un quantitativo pari a otto quintali.

Il “Quartiere Lungo” (linea gialla) e il “Quartiere Rotondo” (area delimitata dalla linea rossa)

Gli attuali estremi del paese, Sella (Cella) a sud e Monte­lungo (Vico Longo o Jugo Longo) a nord, erano sedi agricole minori abitate da poche famiglie. Bavari era suddiviso in due quar­tieri: il Quartiere Rotondo (compren­dente Bolano, Caderossi, il Canovo, Villa, Bavarelli, Stallo: l’abitato disposto ad est, nella conca valliva) e il Quartiere Lungo, cioè la parte a ovest (Monte­lungo, Serra, Casale, Li­vello, Sella, fino alle Nasche), arroccata ai piedi della linea collinare Monte Castellaro-Monte Co­mune.

Due mulattiere scendevano da Bavari verso il fondo della Valle Sturla, costeggiando gli ar­gini del torrente fino alla sua foce, in una ininterrotta successione di mulini e frantoi che ne sfruttavano la forza idrica per la produzione della farina e dell’olio.

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LA PIEVE

Sul piano ecclesiastico, Bavari era una Pieve, chiesa-madre e parrocchia principale da cui di­pendevano chiese e cappelle dei paesi vicini (anzitutto Fontanegli e S. Desiderio).

La Pieve era la chiesa battesimale: qui i preti dei dintorni dovevano prelevare l’acqua benedetta da usare per i batte­simi. A capo della Pieve era un archiprèsbyter (arciprete), con autorità sopra gli altri sacerdoti: una specie di «vescovo di campagna», rappresentante e vicario dell’arcivescovo di Genova.

Il campanile di Bavari, emblema dell’antica Pieve

Nella parrocchia di Bavari funzionava una rudimentale scuola elementare, gestita da un prete-maestro. Come tutte le pievi, anche questa aveva una collegiata o capitolo: un gruppo di quattro religiosi che vivevano in comune, dedicandosi alla preghiera e al culto, coope­rando con l’arciprete nel ministero pastorale e occupandosi dell’istruzione dei fanciulli. Tut­tavia, non erano molti i bambini che frequentavano le lezioni e l’analfabetismo dei popolani era la norma. Tra la gente comune, pochissimi erano in grado di leggere e scrivere.

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EPOCA COMUNALE

Verso la fine del XII secolo, in tutto il Nord Italia si impone il “libero Co­mune”. Non è più il vescovo-conte a governare la città e il suo entroterra, ma un’oligarchia (=governo di pochi individui) formata dalle princi­pali famiglie. Anche a Ba­vari il potere non viene più eserci­tato dai vassalli dell’arcivescovo, ma da pub­blici funzionari, i Consoli. I Con­soli, eletti dal popolo, erano quattro: due con com­piti amministrativi e due in funzione di giu­dici. La piazza davanti alla chiesa parrocchiale era il luogo aperto a tutti dove i Con­soli da­vano conve­gno ai capifa­mi­glia del posto per la discus­sione de­gli affari, il di­sbrigo delle prati­che e l’amministrazione della giustizia.

Non più feudo dell’arcivescovo, la Pieve di Bavari venne a far parte della Podesteria del Bi­sagno, che in­sieme a quella del Polcevera e di Voltri costi­tuiva il di­strictus della città (l’area circo­stante il centro urbano). A capo di cia­scuna Po­de­steria stava un Podestà, alto funziona­rio del governo cit­tadino, che sorvegliava l’operato dei Consoli e degli altri inca­ricati: il Sin­daco, uno per Pieve; l’Abate del Popolo, rappresentante della gente comune con il com­pito di tute­lare il popo­lino dalle frequenti an­gherie dei potenti; i Ret­tori, esattori delle tasse.

Resti di una bastida o bastia

Dalla metà del XIV secolo la Repubblica di Genova si dota di un sistema di fortilizi di cri­nale, a difesa delle vie d’accesso. È probabilmente in questo periodo che viene rimessa a nuovo la ru­dimentale strut­tura difensiva del Castellaro e che viene costruita la ba­stìda (=piccola fortificazione in materiale povero) che darà il nome al Monte Bastìa, il quale, con i suoi 848 metri, costituisce la cima più alta della catena del Monte Fasce. Di queste strutture poco o nulla è rimasto poiché, di norma, realizzate in legno.

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LOTTE PER IL POTERE

Avvicinandoci all’età moderna, troviamo alcune interessanti notizie che ci informano come, già allora, le pas­sioni politiche e le lotte per il potere non mancassero di toccare an­che Bavari.

Genovino coniato al tempo del doge Antoniotto Adorno

Alla metà del ‘300 Ge­nova è dilaniata tra la fa­zione dei nobili e quella dei popolari. Nel 1393, i bavaresi, in­sieme ad altri della Podesteria del Bisagno, istigati dai sostenitori di Anto­niotto Adorno, già doge della città l’anno innanzi, partecipano a una ribel­lione contro il doge in ca­rica, Antonio Montaldo. Bavaresi e bisagnini in genere  misero a ferro e a fuoco, facendone razzia, molte co­munità del contado, spingendosi fin nella zona di Ter­ralba, a San Fruttuoso, prima di essere messi in fuga dai soldati.

Il peso politico di Bavari aumenta con l’ingresso di alcuni suoi abi­tanti negli or­gani del go­verno locale: nel 1387 tale Nicolò De Pa­stino, ba­varese, rico­priva la ca­rica di Po­destà del Bi­sagno e, nove anni dopo, nel 1396, lo stesso risultava mem­bro del Con­siglio degli An­ziani di Genova, mentre il forse parente Dexerino De Pa­stino, di San Desiderio, essendo notaio, si trovava a stretto contatto con i centri di po­tere della città. Poco meno di un secolo dopo, nel 1475, a capo della Podesteria del Bisagno tro­viamo un certo An­tonio di Fontanegli.

Il XIV secolo vede addirittura il fiorire in questi luoghi di un uomo di lettere: il poco conosciuto Gerolamo da Bavari, attivo nella prima metà del Tre­cento, autore di due trattati di contenuto religioso, redatti in volgare geno­vese.

Più di un se­colo dopo, nel 1507, a causa di un’ennesima insurrezione contro gli aristocratici, si forma un governo «popo­lare», con a capo l’anziano artigiano Paolo da Novi. Il «partito popolare» di Paolo ottenne l’appoggio delle po­pola­zioni del contado bisagnino, tanto che tra i suoi uomini di fiducia troviamo un certo Simone di Bavari, poi espulso dal suolo ligure in­sieme ad altri partigiani e collaboratori del Novi, alla caduta del nuovo, fra­gile regime; e, non sappiamo se anch’egli esiliato, un certo Leo­nardo da Ba­vari, il quale, poco prima della rea­zione aristocratica, ricevette, in rappresen­tanza di Paolo da Novi, il giura­mento di fedeltà alla re­pub­blica popolare da parte della città di Rapallo. È con questo drammatico capitolo che la storia di Ba­vari fa ingresso nel­l’età mo­derna.

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