Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Thursday April 26th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

STORIA DI BAVARI – 3a puntata – L’ETÀ MODERNA (anni 1550-1815)

SITUAZIONE SOCIALE E POLITICA

Alla metà del 1500, la popolazione di Bavari (comprendente anche S. Desiderio e Fontanegli) raggiungeva circa i 1100 abitanti, distribuiti in poco più di 200 abitazioni.

L’effigie di s. Bernardo venerata nell’oratorio di Bavari

Già nel 1582 esisteva in paese, nell’oratorio di via Bolano, la confraternita di S. Bernardo, fondata probabil­mente nella seconda metà del XVI secolo, nel clima della Con­trori­forma. I con­fratelli erano uniti da un pro­fondo vincolo di comunione: si impegnavano ad aiutarsi nelle diffi­coltà, a compiere opere di carità (visite ai malati, elemosine ai poveri, onori funebri, sepoltura e suffragi per i defunti). In quest’epoca cominciò, a Genova, l’usanza di trasportare maestosi cro­cifissi lignei, i cosiddetti “cristi”, nelle processioni devozionali.

La confraternita di Bavari, sia perché sita nel capoluogo, sia perché prima per fondazione fra le consorelle più vi­cine, godeva di un “primato d’onore” sulle confrater­nite di Fontane­gli e di S. Desiderio, che rivaleggiavano per il se­condo posto. Nel 1672 toccò addirittura a un notaio di­rimere la contesa, stabilendo che, nei cortei processio­nali, alla confra­ternita di S. Bernardo seguisse quella di S. Desiderio (intitolata a S. Gia­como) e quindi quella di Fontanegli (inti­tolata a S. Giacinto).

Per la verità, la Chiesa ufficiale tendeva a tollerare, piutto­sto che a promuovere, questo genere di associazionismo laicale, soprattutto perché, agli occhi dei parroci, le confraternite erano delle concorrenti non solo sul piano religioso, ma anche come beneficiarie di offerte e di lasciti testamentari.

Nel cerchio rosso, la primitiva cappella di N.S. della Guardia di Bavari (la foto è anteriore al 1913)

Tra il 1660 e il 1670 fu eretta in cima alla Serra una cappella votiva, intitolata alla Ma­donna della Guardia e a S. Cipriano, al posto di una precedente edicola da tempi remoti dedicata al santo ve­scovo di Cartagine. Questa cappella fu uno dei primi luoghi di culto intitolati alla Madonna della Guardia al di fuori della Val Polcevera. Ripetutamente ingrandita, diverrà infine – nel XX secolo – l’attuale santuario.

In quegli anni, in Val Bisagno, si sviluppa un’attività produttiva slegata dal settore agricolo: la la­vora­zione dei coralli. Lavorazioni corallifere erano svolte in particolare a Fon­ta­negli; circa Bavari, è interessante notare come il toponimo Lomellina sia omo­nimo del ca­sato geno­vese proprietario di estesi giacimenti di corallo in Sardegna e dedito al suo commercio. La la­vorazione del corallo poteva es­sere sbri­gata anche fra le mura domestiche ed è ve­rosimile che alcune famiglie bava­resi vi si impegnassero per conto dei commercianti. Ancora nel se­colo scorso in Fontanegli l’azienda di Francesco Costa si occu­pava di tale branca industriale.

La Podesteria del Bisagno, nel 1606, fu trasformata in Capitaneato, con sede in S. Martino d’Albaro. Uno dei primi compiti del Capitano (dial. o Capitànio) fu di portare ordine e legalità sul territorio; molti paesi, infatti, erano turbati da disordini e scorribande. Si ebbe addirittura un se­questro di persona: a Fon­tanegli, nell’agosto 1611, ignoti banditi irrup­pero in casa del nobile Francesco Ferretto e lo rapirono. Di lui non si seppe più nulla. Nell’organizzazione del Capita­neato, Bavari fu anche sede di una compagnia di soldati scelti.

I bavaresi diedero prova di grande coraggio e amor patrio nel maggio 1684. La Francia di Luigi XIV (il «Re Sole») si opponeva all’alleanza tra la Spagna e la Repubblica di Genova e voleva ri­durre quest’ultima a un proprio protettorato. Questa ostilità sfociò in un vero atto di guerra: la flotta francese, comparsa al largo del golfo di Genova, aprì il fuoco contro la città. Informati dei fatti, gli uomini di Ba­vari, con quelli di Fontanegli, dell’alta Valle Sturla e di Albaro, piombarono sulla spiaggia della Foce per dar man forte ai soldati genovesi e re­spingere le truppe degli inva­sori ap­pena sbarcate. Ar­mati solo di attrezzi agricoli e di vecchi archi­bugi, questi eroici conta­dini costrinsero i francesi a un preci­pitoso ritorno sulle loro navi. Pur­troppo, fu una vittoria di breve durata: la flotta di Luigi XIV continuò a cannoneggiare la città, scari­cando, narrano le cronache, circa sedicimila bombe. I geno­vesi resistettero a ol­tranza e i francesi, terminate le munizioni e le scorte, do­vettero cessare l’attacco. Fu poi sotto­scritto un trattato di pace.

 

IL ’700 TRA GUERRE E RIVOLUZIONI

Bavari fu poi coinvolto nella guerra per la successione al trono d’Austria del 1746-1747. Il 13 giugno 1747 truppe austriache, provenienti da nord, piombarono in paese, spazzando via la resistenza dei locali in cima alla Serra e devastando tutta la comunità: subirono gravi danni la chiesa e l’oratorio, molte abitazioni furono incendiate. I paesani, rifugiatisi sui monti, assi­stettero dall’alto allo scempio del loro villaggio. Fra i più valorosi combattenti ba­varesi va ri­cordato un certo Stefano Villa, che rimediò in quegli scontri un’invalidità perma­nente.

Dal Capitaneato, nel 1757 si passò al Governatorato, istituzione durata fino al 1797 e sosti­tuita dagli ordinamenti della nuova Repubblica Democratica. La fine della Repubblica Aristo­cratica e l’introduzione della nuova forma di governo “popolare”, per effetto della Rivolu­zione Francese e della conquista napoleonica dell’Italia, fu salutata con entusiasmo dall’arciprete Prospero Boggiano Pellegro (il parroco più a lungo in carica a Bavari: 58 anni, 1791-1849), che, animato da ideali di democrazia, giustizia e fra­tellanza, fece innalzare sulla piazza l’albero della libertà. Ai bavaresi toccò persino re­spingere due aggressioni (nel ’97 e nel 1800) da parte delle genti della Riviera di Levante e della Fonta­nabuona, accesamente contrarie alle novità della Rivoluzione Francese.

Altamente drammatico fu l’assedio (detto «blocco») di Genova nel 1800, durante la guerra tra Francia napoleonica e Austria legittimista. Ba­vari si trovò a essere trincea e campo di bat­taglia. I paesi del con­tado genovese, sotto la minaccia del passaggio dei «tede­schi», si svuota­rono del tutto: entro le mura di Genova riparò una moltitudine di profughi, al punto che la popolazione cittadina crebbe da 85mila a 120mila unità. La mancanza di cibo e le degra­date condizioni igienico-sanitarie favorirono il pro­pa­garsi di micidiali epidemie. Da aprile a settem­bre, fu­rono seppelliti lungo il Bisagno poco meno di diecimila cadaveri.

Il generale napoleonico André Massena

Con i profughi il generale André Massena, uomo di fiducia di Napoleone, fu inflessibile. All’inizio, l’arrivo di questi disperati passò quasi inosservato; ma quando i generi di prima necessità cominciarono a scarseggiare, Massena ordinò di cacciarli fuori delle mura. È im­pressionante la de­scrizione dell’episodio fatta dallo storico Ronco:

«Quei pove­retti, rastrellati in ogni angolo della città e riuniti in gruppi, furono con­dotti fino alle porte ed espulsi. Uo­mini, donne, bambini, chi imprecando, chi urlando, chi piangendo varcarono la cerchia delle mura e si avviarono lungo le strade esposte al fuoco ne­mico, verso le loro case, molte delle quali non erano or­mai che un cumulo di macerie e dove li attendeva, oltre il rischio delle fucilate, la necessità di dover mendi­care […]. Come se non bastasse, i comandanti austriaci avevano dato ordine agli avamposti di respingere chiunque avesse tentato di ab­bandonare il ter­ritorio asse­diato».

Tale fu dunque il crudo destino cui andarono in­contro pure di­versi bavaresi.

Intanto il paese era caduto in mano austriaca, come gran parte del con­tado geno­vese. Dopo vari scontri, verificatisi anche nel territorio di Bavari, di Apparizione, sul Monte Ratti (dove era in corso di costruzione la fortezza militare ora in rovina) e sul Monte Fasce, la stessa Genova cadde in mano al nemico il 5 giugno 1800; già venti giorni dopo, però, i franco-genovesi ne ri­presero una volta per tutte il con­trollo. Sulla spalla di nord-est della catena del Fasce, testi­mone muto di tanti scontri all’ultimo sangue, il millenario passo tra Case Becco e Sant’Alberto, frazione di Bargagli, sarà sini­stramente ribattezzato «la strada dei mille morti».

 

IL COMUNE

Ricostruzione moderna dello stemma comunale di Bavari

Finito questo periodo burrascoso, nel 1804 la Repubblica Democratica istituì il Comune di Bavari, al quale furono aggregate le frazioni di Montesignano, S. Eusebio e Fontanegli, mentre le altre comunità tradizionalmente soggette alla parrocchia di S. Giorgio (S. Desiderio, Nasche e Premanico) furono incorporate nel Comune di Apparizione.

Con i suoi 15 kmq, il Comune di Bavari estendeva la sua giurisdizione specialmente in Val Bisagno sulle terre, da Prato a Ponte Carrega, site a sinistra dell’argine del torrente.

Il Comune istituì l’istruzione elementare obbligatoria, il registro anagrafico e quello catastale. Nel complesso, la nuova organizzazione amministrativa apportò frutti positivi sul piano civile.

Il primo sindaco di Bavari fu il “cittadino” Ilario Villa (in carica dal 1804 al 1808); gli succedettero, fino al 1816, Giuseppe Villa, Michele Gambaro e Camillo Raggi.



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