Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday September 18th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

STORIA DI BAVARI – 4a puntata – TRA ‘800 E PRIMI DECENNI DEL ‘900

INFRASTRUTTURE E PROGRESSO

Il Congresso di Vienna (1815), cui prendono parte tutte le potenze europee per ridisegnare la mappa politica del Vecchio Continente dopo la conclusione dell’epopea napoleonica, decreta la fine della Repubblica Ligure e la sua an­nessione al Regno di Sardegna-Piemonte. I Sa­voia sono i nuovi signori della Liguria. L’ordinamento comunale non viene però abrogato. Anche Bavari continua a essere retto da questo sistema amministrativo con a capo il sindaco.

L’estensione del Comune di Bavari (1804-1926) prima dell’inglobamento nella Grande Genova

La preoccupazione più assillante per gli amministratori pubblici bavaresi era, in quegli anni, quella delle comuni-cazioni viarie tra il capoluogo e le frazioni e con il centro cittadino. Le poche strade esistenti altro non erano che modeste mulattiere, inadatte anche al passag­gio dei carri agricoli. Nel 1880 la giunta Molinari perfezionò il tratto che collegava Bavari con il resto della Valle Sturla, destando l’irritazione degli abitanti di Fontanegli e di Montesignano. Gli amministratori bavaresi giustificarono la loro scelta con la necessità di istituire un collegamento con lo scalo ferroviario di Terralba. Sul finire dell’800 venne inoltre edificato, in sinergia con il Comune di Struppa, il ponte della Rosata; mentre già negli anni ’60 dell’800 il Comune di Bavari aveva provveduto a costruire il ponte “della paglia” per il passaggio della strada nazionale per Piacenza.

Il Forte Ratti con ancora visibile la torre del lato ovest

In precedenza, tra gli anni ‘30 e i ‘40, il governo sardo-piemontese aveva infine portato a termine, su piani del gene­rale G.B. Chiodo, la costruzione dell’imponente complesso mi­litare del Forte Ratti, a 564 me­tri di altezza.

Tra la metà dell’800 e l’inizio del ‘900 si registra una sostanziale crescita della popolazione residente nel Comune, che passa da 2500 a oltre 3400 abitanti. In realtà lo sviluppo demo­grafico della delegazione è inferiore a quello di altri centri bisagnini, anche a causa della cronica assenza di insediamenti produttivi.

Il panorama economico del paese si arricchisce di nuove attività, specie nel campo della ri­storazione: nel 1880 apre i battenti, ad opera di Giovanni Pitto, la trattoria di via Li­vello in se­guito chiamata «Crista» in onore della ti­tolare, Cristina Pitto, figlia del fondatore; qual­che anno più tardi, nel 1893, vede la luce nella frazione di Sella la trattoria «do Ruscin», aperta e ge­stita per molti anni da Gerolamo Costigliolo (o Ruscin in persona, morto nel 1933) e dalla consorte Rosa Lastrico. Comincia con questi due ristoranti la tradi­zione culi­naria bavarese.

UN CATACLISMA

Sembra leggenda popolare, e invece è verità storica, la notizia di una colossale frana che livellò il suolo ai piedi della rocca sovrastante Bolano: nell’ottobre 1872 una catastrofica alluvione provocò il distacco di un’ingente quantità di terra, roccia e detriti, distruggendo diversi casolari, ma senza mietere vittime.

Una ricostruzione del cataclisma si trova in un manoscritto sulla storia di Ba­vari steso da don G.B. Emanuele Raffetto ne­gli anni della sua arcipretura bavarese (1911-1925):

«Nel 1872, dopo una pioggia conti­nua per circa quaranta giorni, in una parte della parrocchia chiamata Bollano (sic), Caderossi e Villa avvenne una grande alluvione che sep­pellì circa una qua­rantina di case. Si staccò dal monte sovra­stante una parte di terreno e per le acque che filtrarono sotto il terreno furono coin­volte in que­sto movimento le tre in­dicate località. Fortunatamente non vi furono vittime umane perché questa alluvione av­venne lenta­mente in modo che i contadini ebbero tempo di asportare bestie, suppellettili ed al­tri oggetti poiché si accorsero per tempo della triste scia­gura. Molte fa­miglie emigrarono in Riviera, a Rapallo e in paesi vicini. Per questa sciagura afflui­rono molti soccorsi, ma a detta de­gli abitanti, pochi ne fu­rono distribuiti e gli altri servirono ad arricchire qualche famiglia più in­trigante e pre­potente».

Nel 1884 Bavari e frazioni limitrofe furono colpiti da una grave epidemia di colera: il Comune provvide all’organizzazione di lazzaretti nelle scuole e nell’oratorio S. Bernardo.

 

ALL’ALBA DEL ‘900

Cartolina di Bavari, anno 1905

Il XX secolo comincia nel peggiore dei modi. La mattina del 10 maggio 1909 una terribile duplice esplosione scuote gran parte del territorio comunale: salta in aria il laboratorio della fabbrica di esplosivi Promethee, situato di fronte al Giro del Fullo. A questa sciagura, che lasciò sul terreno dieci morti e altrettanti feriti, seguì nel 1911 un’altra epidemia di colera, diffusasi in particolare nel triangolo Molassana-Struppa-Bavari. A quest’ultimo toccò ospitare il lazzaretto consorziale, in uno dei padiglioni della Promethee sopravvissuto all’esplosione di due anni prima.

IL MUTUALISMO: LE SOCIETA’ OPERAIE

Si radica sul territorio comunale una forte vocazione mutualistica e associativa: già nel triennio 1907-1909 avevano aperto i battenti, a Montesignano, la società operaia cattolica “S. Michele” e la società mutuo soccorso, laica.

Nel 1911 nasce la soc. op. cat­tolica “S. Pietro” di Fontanegli e, due anni più tardi, nel maggio 1913, nascono a Bavari la società mutuo soccorso “Operai e Contadini” e la società operaia cattolica “S. Gior­gio” (tuttora attive; la seconda con il nome di Circolo Acli).

La grande differenza tra le S.M.S. e le S.O.C. non stava nell’organizzazione e nella missione (in sostanza identiche), ma nell’ispirazione ideale e politica: le S.M.S. erano laiche e si formavano nell’ambito del movimento socialista; le S.O.C. invece erano promosse dalla Chiesa come espressione del cattolicesimo sociale.

Queste associazioni erano istituite per superare le carenze dello stato sociale e garantire ai lavoratori alcune tutele basilari, riducendo le conseguenze negative di eventi dannosi (come gli incidenti sul lavoro, la malattia o il licenziamento). Si autofinanziavano soprattutto con il versamento periodico di quote sociali e con la vendita di vino.

LA GRANDE GUERRA (1915-1918)

Bavari pagò un tributo salatissimo, in termini di giovani vite umane, durante la Prima Guerra Mondiale. I caduti bavaresi furono più di quaranta. Le due società mutualisti­che del ca­poluogo si distinsero nell’organizzazione di collette in favore dei soci in armi e delle loro fa­miglie.

Lettera di un prigioniero austriaco dal centro di reclusione del Forte Ratti

Fino al 1921 alcuni prigionieri austriaci furono impiegati come maestranze nella realizza­zione di tratti della strada carroz­zabile di via alla Chiesa S. Giorgio e di via G. Da Veraz­zano. Vennero rimpatriati al ter­mine dei lavori. Altri prigionieri di guerra austriaci furono in­viati al domicilio coatto a Forte Ratti. Due di questi nella vita ci­vile erano ingegneri mi­nerari; essi no­tarono che le pietre del Monte Ratti e delle alture li­mi­trofe contenevano una cospicua quan­tità di calcari da cemento. Terminata la detenzione, i prigionieri fu­rono rimpatriati, ma i due in­gegneri ebbero l’ac­cortezza di portare con sé al­cuni campioni da analiz­zare. Le analisi con­ferma­rono le loro teorie: di lì a qual­che anno ri­tornarono sul posto, provvisti di mezzi ed autorizzazioni neces­sarie, per effettuare l’estrazione del ce­mento. Ebbe così ori­gine la cosiddetta «Cemen­tifera», operativa per vari de­cenni prima con la pro­prietà au­striaca, poi sotto l’egida dello Stato, che in un secondo tempo la as­sorbì e la gestì fino alla chiusura definitiva.

GLI ANNI VENTI

Il nuovo santuario di Bavari in costruzione, ancora in pietra grezza (1926)

Tra il marzo e il giugno 1923, per iniziativa dell’arciprete don G.B. Emanuele Raffetto, i parrocchiani di Bavari con diversi valligiani del Bisagno e dello Sturla concorsero in massa alla costruzione del nuovo santuario di N.S. della Guardia, al posto della vecchia cappella di dimensioni ridotte (già parzialmente ampliata nell’800). I muri perimetrali furono eretti in soli 102 giorni. Servi­ranno tuttavia oltre trent’anni prima che il tempio sia completato.

Nel gennaio 1926 il Comune di Bavari, insieme ad altre diciotto municipalità, è assorbito nella «Grande Ge­nova», perdendo la propria (relativa) autonomia. Fra gli ultimi importanti atti del municipio bavarese si segnala l’approvazione del progetto di costruzione dell’impianto di macella­zione in località Cà de Pitta, a Montesi­gnano, in siner­gia con il Comune di Genova. I lavori partiranno del 1923 solo dopo alcune accese dispute legali tra le due amministra­zioni. Risale sempre alla metà degli anni ’20 l’allaccio del paese alla rete della cor­rente elettrica. Nel luglio 1927 viene attivata la prima linea di trasporto pubblico sulla tratta Bavari-Borgoratti-Apparizione, in appalto alla ditta Fiumana Bella.

Estate 1927: inaugurazione della prima linea di trasporto pubblico

Ancora nel 1926 ha luogo un cambio della guardia al vertice della parrocchia, tra don Raf­fetto (forse sospettato di simpatie antifasciste) e il più allineato don Ferruccio Grillo. E in quel cruciale 1926 vede la luce anche la sezione bavarese della pubblica assistenza Croce Verde Genovese, avente sede nei locali della S.M.S. (che però di lì a poco saranno requisiti dal fascio locale e uti­lizzati come spazi in uso all’Opera Nazionale Balilla).

Lascia un messaggio

Tu devi essere loggato Inserire un commento.



Better Tag Cloud