Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Friday August 17th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Epifania, gianca lasagna

Ghe semmo torna!

Le feste natalizie son finite e tocca smontare l’albero e il presepe che riposeranno nelle scatole per i prossimi undici mesi. Il 6 Gennaio è la festa della Befana o Epifania. La buona vecchina porta dolci e piccoli giochi ai bimbi buoni e carbone ai più monelli. In realtà, anch’io -ormai donna adulta e prossima al mezzo secolo – aspetto la mia calzina o scarpetta piena di dolcezze. Lo so che sono troppo grande, ma mica devo indossarla la scarpetta!

Oggi voglio soffermarmi sul termine cristiano che designa questa festa: Epifania. Deriva dal latino tardo epiphania che a sua volta discende dal greco epiphaneia “apparizione”, dal verbo epiphàinesthai “apparire” ovvero manifestazione visibile della divinità, in particolare, manifestazione di Gesù ai tre Re Magi nella sua natura di uomo e di Dio.

A Genova e non solo si usa una parola speciale per designare questo giorno: Pasquêta. Sì , proprio così! Per noi Pasquetta è il sei gennaio e non il giorno dopo Pasqua, ovvero il lunedì dell’Angelo.

Si usa portare in tavola un piatto particolare: la lasagna. Si tratta di una pasta quadrata e molto sottile. Già nel Medioevo era conosciuta con la denominazione: “Pasta all’uso di Genova”.  Con quest’etichetta era nota quella categoria che noi chiamiamo “mandilli de saea” ovvero fazzoletti di seta.  Il vocabolo  mandillo viene dall’arabo Mandil cioè fazzoletto, che a sua volta pesca nel latino tardo Mandillium cioè un copricapo per le donne, che si annodava sotto la gola e ricadeva sulle spalle: una specie di grande foulard per intenderci.  Il mandillo però a voler essere precisi è il fazzoletto da naso. 

Effettivamente la lasagna somiglia a un vezzoso fazzolettino femminile. La sfoglia deve essere ultrasottile e la lasagna essere tanto grande da coprire il centro del piatto: dodici centimetri per lato sarebbe la misura perfetta.  Di solito la pasta deve essere quasi bianca perché contiene meno uova rispetto alla solita pasta fatta in casa. La regola aurea sarebbe di un uovo per ogni etto di farina ma  in questo caso il rapporto è un uovo ogni duecento/ duecentocinquanta grammi di farina. Come fare a non rompere la sfoglia? Piccolo segreto: alla farina di frumento si unisce un cucchiaio di semola.

Una volta pronta la pasta si cucina come si preferisce: al forno con il tocco, al piatto con il pesto o alla vegetariana. Scusate ma devo correre in cucina…o le mie lasagne si trasformeranno in carbone. Sono davvero una cuoca birbantella !

Bónn-a Pasquêta!

CATERINA DE FORNARI

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