Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Monday June 18th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

STORIA DI BAVARI – 5a puntata – Dal 1940 ai giorni nostri

La Guerra, la Resistenza, la Liberazione

La batteria antiaerea situata sul Monte Ratti

Bavari non attraversò indenne i cinque anni della seconda guerra mondiale. Sulle alture circo­stanti caddero numerose bombe sganciate dalla flotta aerea anglo-americana. Nella pri­ma­vera 1943 pose stanza in paese un reparto di arti­glieria, che piazzò nei pressi del cimitero una batte­ria di quattro bocche di fuoco. Una batteria antiaerea fu invece messa in funzione a Forte Ratti.

Il conflitto provoca, per forza di cose, seri contraccolpi economici e sociali: i generi alimentari scarseggiano e vengono razionati per mesi; prospera il mercato nero; la disoccupazione di­laga nei set­tori non collegati all’industria bellica; le istituzioni, e con esse i servizi e le infra­strutture di pubblica utilità, sono a pezzi; i magri salari dei bavaresi (all’epoca quasi tutti ope­rai) non sono suffi­cienti a sod­disfare le esigenze di famiglie con tante bocche da sfamare, an­che perché le mensole delle botteghe appaiono mise­ramente vuote. La gente è esa­sperata dalla fame e dalla povertà, è in preda all’ansia per le sorti dei propri cari chiamati o richiamati sotto le armi, è atterrita dal suono delle si­rene che, dal fondo­valle, annunciano l’imminente bombardamento ae­reo.

A questo drammatico stato di cose, si aggiunge il fenomeno del massiccio sfolla­mento della città: un enorme numero di genovesi (stime della prefet­tura par­lavano di circa cen­tomila persone) si dissemina nelle fra­zioni, nei centri minori e nei piccoli comuni della provincia, più sicuri rispetto al centrocittà. Anche a Bavari e nel suo contorno tale fenomeno assume una robusta consi­stenza.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre ‘43, il paese cadde interamente nelle mani degli invasori tedeschi, che stanziarono le loro truppe nelle sedi delle associazioni locali: il comando di zona nella S.M.S. di Montesignano, un distaccamento collinare nella S.O.C. “S. Giorgio”, mentre la S.O.C. “S. Michele” di Montesignano ospitava prigionieri russi e la S.O.C. “S. Pietro” di Fonta­negli fu occupata dai bersaglieri al soldo della Repubblica di Salò.  Questi ultimi, poi, decisero di unirsi alle brigate partigiane, provocando indirettamente la distruzione del locale, polveriz­zato con una carica d’esplosivo in una notte del ’44. In zona erano attive diverse centrali operative partigiane: fra i loro capi il giovane professore Paolo Emilio Ta­viani, esponente del cattolicesimo democratico, e il socialista Gaetano Barbareschi, entrambi futuri ministri della Repubblica Italiana in stretti rapporti con Bavari e i suoi abitanti.

Il giovane P.E. Taviani parla al popolo dopo la liberazione nella zona di Molassana

Il 25 aprile e i giorni che ne seguirono furono per il paese giorni di festa per l’avvenuta libera­zione, ma pure di ritorsioni e vendette: vi persero la vita l’ex segretario generale del Co­mune di Bavari, Enrico Benvenuto, e altri individui accusati di collaborazionismo con i nazifa­scisti. L’arciprete don Grillo, temendo per la propria incolumità, lasciò la parrocchia e chiese asilo in Curia. A onor del vero, questo sacerdote, nei mesi della Resistenza partigiana, ospitò e na­scose in canonica mons. Franco Costa, futuro arcivescovo, ricercato dai tedeschi per il suo impegno antifascista e celebrò il battesimo del secondo figlio di Taviani, Cesare, ammi­ni­strato in massima segretezza nel luglio 1944. Negli ultimi scontri a fuoco rimediò le ferite che poi lo condussero a morte prematura il giovane partigiano bavarese Benito Giorgio Merlanti.

 

Il secondo Dopoguerra

Dopo il drammatico quinquennio della guerra, i bavaresi seppero trovare le forze morali e ma­teriali per rico­struire la comu­nità civile.

1956: Don G. Grosso e il dott. L. Raschi tengono a battesimo la prima ambulanza della neonata Croce Azzurra

Nel gennaio 1946 giunse a Bavari il nuovo arciprete: il gio­vane sacer­dote di origine piemon­tese don Guglielmo Grosso. Don Grosso, già parroco di Davagna, si mise subito all’opera: fece ricostruire la società operaia cattolica «San Gior­gio» (distrutta dai tedeschi); portò a compi­mento il santuario di N.S. della Guardia; nel ‘55 auto­rizzò la realiz­zazione del campo sportivo «Ferdi­nando Taviani» su ter­reno di proprietà parrocchiale, per iniziativa del mini­stro P.E. Taviani; nel ‘56 fu, in­sieme all’amico dottor Luigi Ra­schi (medico condotto della vallata insedia­tosi a Ba­vari nel ‘52), tra i soci fon­datori e primi dirigenti della pubblica assi­stenza Croce Az­zurra, nata da una costola della Croce Verde Ge­novese. Don Grosso reg­gerà le sorti della parrocchia fino al 1997, quando gli succederà mons. Guido Merani.

 

Gli anni del “boom” economico

Il «boom» degli anni ’50 e ’60 cambia abitudini e stili di vita dei bava­resi. Molti trovano lavoro in enti e aziende pub­blici, raggiun­gendo la stabilità eco­nomica; il livello d’istruzione cresce e l’obbligo scolastico è assolto da tutti. I giovani parlano dialetto fra le mura dome­stiche, ma fuori si espri­mono correntemente in un italiano “me­dio”. Scompare la fami­glia patriarcale e il paese si riempie di piccoli nu­clei familiari. L’accresciuto benessere stimola i con­sumi: elettricità, me­tano, acqua cor­rente, fra gli anni ’40 e i ’50 entrano nelle case di tutti i bavaresi, che si arricchi­scono inol­tre di tre elet­tro­do­mestici “rivoluzionari”: telefono, fri­gorifero e televisore. Le strade formi­colano di au­to­mobili FIAT e motoveicoli Piag­gio.

1969: cambio della guardia tra Fiumana Bella e AMT: il primo autobus e l’ultima “corriera”

Alla fine degli anni ’60 la linea di trasporto pubblico (con percorso da Bavari a Piazza della Vitto­ria), gestita dalla ditta «Fiumana Bella», cambia bandiera: dal 1° gennaio 1969 le su­bentra la nuova Azienda Munici­pa­lizzata Trasporti (AMT), che rileva automezzi e dipen­denti.

Lo sviluppo urbanistico della città interessa, alterandole, intere delegazioni: è il caso di Bor­goratti, Nasche e S. Desi­derio in Valle Sturla; di S. Eusebio, Struppa, Molassana in Val Bisa­gno, che da località di campagna si trasformano in periferie operaie. L’on. Taviani, preoccu­pato che la specula­zione edilizia possa toccare Bavari e i borghi vi­cini e trasformarli in su­burbio, sul finire degli anni ’60 fa emanare un decreto mini­steriale con cui la zona di Fontanegli, Montelungo, Ba­vari e Stallo è sottoposta a un rigido vincolo paesaggi­stico.

In campo commerciale, nel ’55 si registra l’apertura dell’«Osteria dei Cacciatori», popolar­mente chiamata «Cheûio» (dal pittoresco soprannome di Giovanni Zunino, cognato della fonda­trice e proprieta­ria Rosa «Rosittö» Marsano) e della cooperativa di con­sumo fra operai e con­tadini, spaccio di alimentari e ge­neri di prima necessità. Sono parecchi i piccoli eser­cizi commer­ciali attivi in paese nel secondo dopo­guerra. In anni re­centi, queste attività “minima­li­stiche” scompaiono quasi del tutto. A livello d’impresa, si segnala l’azienda avicola «An­tiga», impiantata nei pressi di Montelungo negli anni ’70 (al tempo, Bavari ne ospita altre due). Sempre a Montelungo, nei tardi anni ’70 è realizzato un cir­cuito mo­tociclistico in località Cam­pora; funziona sino ai primi anni ’80, quando le proteste dei residenti, le cui abi­tazioni sono raggiunte da nubi di polveri in oc­casione di ogni corsa, ne ottengono la chiu­sura. Gli anni ’70 vedono anche la realizzazione del campo sportivo comunale dei Piani di Fer­retto.

 

Tra XX e XXI secolo

Prima metà anni ’60: l’inaugurazione della nuova scuola “Gioiosa”

Dal 1983 al 1985 è da segnalare la costruzione, in via Casale, dell’edificio che fino al 2007 ospiterà al piano in­feriore la sede sociale della P.A. Croce Azzurra e a quello superiore la scuola materna. Già vent’anni prima la scuola elementare era stata tra­sferita dalla sede “storica” di via Livello in un nuovo edificio in via Casale, dotato di un ri­dente giardino.

Con gli anni ’80, la maggio­ranza dei ragazzi studia fino al diploma di maturità e diventa signifi­ca­tivo il numero de­gli universitari. Molte famiglie non sono più monored­dito, perché anche le donne si inseriscono nel mondo del lavoro. Nelle case degli italiani (e quindi anche dei bava­resi) entrano la tv a co­lori, il videoregistra­tore, il personal computer. Il te­le­fono cellulare, in­sieme alla rete Internet, compare verso la metà degli anni ’90. I giovani bava­resi ormai comuni­cano solo in un ita­liano standard, con qualche riflesso dialettale, ma sempre più integrato da parole stra­niere, specie inglesi. Il dialetto viene compreso ma non più parlato. Cresce il nu­mero degli impiegati, diminuisce quello degli ope­rai.

“Bavari Insieme”: tra gli anni ’80 e ’90 (poi ripreso tra 2009 e 2015) una kermesse ludico-sportiva a scopo benefico, organizzata dalle associazioni di Bavari durante il periodo estivo

Nell’ultimo scorcio di secolo, la storia di Bavari è soprat­tutto quella della società civile che lo anima. Nascono nuove forme associative: la coo­pera­tiva alta Valle Sturla (1980), la società ip­pica del bar­di­giano (1986), il Genoa club (1989, già sorto, em­brionalmente, negli anni ‘60). Breve ma si­gnifica­tiva l’avventura del gruppo genitori & ra­gazzi preven­zione droga (1992-1999), movi­mento edu­cativo e sociale fortemente voluto dal dott. Raschi, che negli anni pre­ce­denti al pen­sionamento (gli succederà nel ’97 la dott.ssa Mi­chela Salvemini) con­duce un’autentica cro­ciata contro le so­stanze stupefa­centi. Nel 2007, infine, la Croce Azzurra si tra­sferisce in una nuova sede a pochi metri dalla piazza centrale del paese.

Nel 2008, in aprile, s’insedia quale nuovo arciprete di Bavari, primo nella storia millenaria della parrocchia, un sacerdote non diocesano: padre Riccardo Sacco­manno, dell’istituto religioso “Servi del cuore immaco­lato di Maria”. Lo affian­cano nella sua missione altri confratelli, tanto che la canonica di­venta sede di comunità. Nell’ottobre 2017 gli succede padre Ennio Castellano.

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