Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Tuesday May 22nd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Politiche 2018, uragano pentastellato su Bavari e dintorni

M5S attorno al 37%. Centrosinistra al 27%. Centrodestra al 26%. Boom grillino, notte profonda per il PD, impennata della Lega.
Giannetti (Partito Democratico): «Gli strati più deboli della popolazione non si riconoscono più in noi, dobbiamo avviare una profonda riflessione interna».
Cevasco (Lega): «Salvini ha saputo parlare alla gente comune; sono certo che troverà i numeri in Parlamento per portare il centrodestra al governo del Paese».

Bavari, i risultati elettorali

IL VOTO A BAVARI. L’uragano grillino travolge ex storici feudi rossi come Bavari e il suo circondario. Nel paese che fu di Taviani il Movimento 5 Stelle svetta infatti su tutto e su tutti dall’alto del suo quasi 37%: un risultato enorme (benché non proprio inaspettato). Il centrosinistra (in realtà il solo Partito Democratico contornato da microscopici satelliti, con a rimorchio l’apolide Emma Bonino) si arresta a un deludente 27%. Non troppo brillante il centrodestra, globalmente al 26% – dunque a un’incollatura dal tradizionale dirimpettaio – grazie all’exploit della Lega, balzata fino a un inedito 17%. Superiore alla media nazionale il bottino di Liberi e Uguali, al 5,4%, che, con il gruzzoletto di Potere al Popolo (1,1%), fanno toccare alla sinistra nostalgicamente postcomunista quota 6,5%. Ma questa addizione – data la reciproca antipatia delle due liste – è un mero esercizio aritmetico. Impressiona un po’, invece, il 2,2% dell’estrema destra di CasaPound, votata da 14 elettori bavaresi.

I RISULTATI NEI DINTORNI. Più o meno omogenei i dati degli altri seggi nei quartieri vicini. A Fontanegli, M5S al 38,8% (­+2% rispetto a Bavari); centrosinistra al 26,3%; centrodestra al 25,2%; le varie anime della sinistra extra PD al 7% circa; CasaPound all’1% (-1,2% rispetto a Bavari). Nei due seggi di San Desiderio e Nasche, in uno (591) primo posto per il centrodestra, con un sontuoso 34,7% (e Lega a uno stellare 23,9%); seconda piazza per il M5S, al 33,7%; segue, nettamente distanziato, il centrosinistra (fermo a un 23,2% scarso). Liberi e Uguali strappa un non disprezzabile 5,3%; chiude, tra i partiti non ridotti a prefissi telefonici, l’1% di Potere al Popolo (0,9% però per il neo PCI di Marco Rizzo, ben 5 voti). Nell’altro seggio (il 592), boom grillino con il 39,6% dei suffragi; centrodestra al 28,8% (con la Lega al 20,1%); centrosinistra che arranca al 21,3% (PD al 17%); 5,5% per Liberi e Uguali, 2% per Potere al Popolo e poco meno dell’1,3% per CasaPound.

 

L’ANALISI DEL VOTO. Il Movimento 5 Stelle sta diventando, nella zona a cavallo tra Levante genovese e Media Val Bisagno, ciò che negli anni del berlusconismo rampante erano i Democratici di Sinistra: una forza politica stabilmente inquadrata nella forchetta 35-40%. Con, tuttavia, la differenza assai rilevante della composizione sociale: i pentastellati, oltre ad attrarre parte cospicua del voto “adulto”, fanno man bassa di quello giovanile; proprio quella fascia di popolazione che, dagli anni ’90 a oggi, ha gradualmente ma inarrestabilmente ritirato il suo appoggio all’area di centrosinistra; alla quale, in buona sostanza, sono rimasti fedeli i pensionati e le poche altre categorie “garantite”. Ai pentastellati va invece – e in gran copia – il consenso degli strati sociali in sofferenza e messi a dura prova dalla crisi.

Il centrodestra si rafforza di qualche punto soprattutto in virtù dell’eccellente performance della Lega (non più solo nordista), che con la segreteria Salvini ha saputo accreditarsi nel breve periodo come partito nazional-conservatore ed euroscettico di massa. Non va affatto bene Forza Italia, destinata probabilmente a seguire nel declino il suo padre-padrone. Piuttosto irrilevante, almeno hic et nunc, il contributo di Fratelli d’Italia e pressoché nullo quello di un’ormai ectoplasmatica NcI-UDC.

Già alle scorse amministrative di giugno s’era capito che, da queste parti come altrove, il PD e il centrosinistra non godevano affatto di buona salute. Le elezioni politiche del 4 marzo hanno confermato una linea di tendenza in atto, appunto, da tempo: il Partito Democratico di volta in volta decresce sia in termini percentuali, sia in valori assoluti. Gli altri soggetti alla sua sinistra – eredi dei vecchi partiti richiamantisi all’ambientalismo, al socialismo, al comunismo d’antan – non se la passano meglio, rischiano anzi la stessa sopravvivenza. Non sono certo questi a intercettare il voto in libera uscita dal PD.

 

I COMMENTI A CALDO. Il segretario del circolo PD Valle Sturla e consigliere municipale Alessio Giannetti, da noi interpellato, ha commentato così l’esito del voto.

Alessio Giannetti

«Quella che emerge dal voto di ieri – spiega Giannetti – è un’Italia divisa in due, con un Nord attratto dal nuovo nazionalismo targato Lega e un Sud che si è sentito più rappresentato dal Movimento 5 Stelle. Nel Meridione, in particolare, era prevedibile che una promessa irrealizzabile come il reddito di cittadinanza facesse breccia in una popolazione che vive un disagio economico e sociale maggiore rispetto ad altre aree.»

Quanto alla Valle Sturla?

«Il M5S ha ottenuto buoni risultati anche al Nord. In Valle Sturla in quasi tutti i seggi i 5 Stelle sono il primo partito e davanti alle coalizioni. Questo deve far riflettere il PD: gli strati deboli della società non riconoscono più nel centrosinistra un contenitore capace di rappresentarli e di tutelare i loro diritti.»

Quale sarà la vostra reazione in qualità di unità territoriale del PD?

«Nel circolo PD Valle Sturla la linea più accreditata in questo momento è appellarsi all’unità del partito, per evitare frettolose dispersioni e per procedere a un’analisi approfondita di questa debacle. Nel PD, è infine doverosa una riflessione interna sull’efficacia della comunicazione e sulle cause che hanno portato al distacco da quelle aree popolari che costituivano il nostro storico insediamento sociale. In attesa di vedere quali saranno, a livello locale, le ripercussioni del voto nazionale, come i possibili spostamenti di baricentro nei consigli municipali e in quello comunale.»

Il PD adesso deve fare piazza pulita? Dovete ripartire da zero?

«Io auspico che la dirigenza del Partito Democratico faccia le opportune considerazioni senza cedere a mosse impulsive e che si apra un tavolo di discussione che, nei tempi dovuti, guidi un’evoluzione del partito verso il necessario cambiamento. Ma non mi sembra che, adesso, una nuova spaccatura del PD possa far bene al centrosinistra e all’Italia.»

Queste le dolenti note in casa Dem. Di tutt’altro avviso e di tutt’altro spirito Andrea Cevasco, esponente locale del centrodestra, ultimamente entrato in orbita Lega, che, pur senza eccessiva esultanza, non nasconde la sua soddisfazione:

Andrea Cevasco

«La svolta nazionalista di Matteo Salvini – evidenzia Cevasco – e la sua continua attenzione ai temi quotidiani così cari alla gente comune, dando ricette credibili e fattibili per la loro risoluzione, ha fatto breccia sia nel popolo moderato, sia fra i delusi dalla politica. A Bavari, poi, il risultato della Lega poteva pure essere migliore, se il sentimento antiberlusconiano non avesse inciso sulla scelta.»

Sentimento antiberlusconiano?

Precisamente. Parlando con molti elettori bavaresi del M5S, si capiva subito che condividevano più il programma di Salvini che quello di Di Maio, ma la discriminante negativa nei confronti di Salvini, ai loro occhi, era quella di essere alleato a Silvio Berlusconi.»

Queste elezioni nazionali hanno visto due vincitori: M5S e Lega. Si profila dietro l’angolo un loro accordo di governo?

«Credo che la situazione politica sia molto complicata. Il centrodestra è la coalizione con più parlamentari eletti, mentre il M5S è il primo partito, ma è anche minoranza, sia parlamentare che politica, rispetto al centrodestra. Giudico impossibile che la Lega faccia accordi, né di coalizione né come partito singolo, con un movimento che riteniamo inadeguato a fare qualsiasi cosa.»

E allora? In caso di ingovernabilità, la soluzione sarà un rapido ritorno alle urne?

«No. Per quanto mi riguarda, sono sicuro che Salvini e il centrodestra i numeri per governare li troveranno in Parlamento, come d’altronde ha deciso la maggioranza degli italiani.»

Il popolo ha parlato. In un idioma che, però, necessita di un ottimo interprete. In conclusione, chi vivrà, vedrà.

ALESSANDRO MANGINI

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