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Tuesday May 22nd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Il Santo Graal, che grande mistero

Ogni tanto in tv passa il film Indiana Jones e l’ultima crociata. Visto e rivisto, ma sempre divertente e attori come Harrison Ford e Sean Connery hanno sempre il loro perché.

Sarà forse stata così la coppa usata da Gesù Cristo nell’Ultima Cena?

Partiamo da una domanda: cosa è il Graal? Secondo la leggenda ripresa dai roman dei cicli arturiani – ovvero le storie dedicate a re Artù – il Graal sarebbe il calice usato da Gesù nell’Ultima Cena per santificare il vino. Un’altra versione dice che si tratti della coppa in cui Giuseppe d’Arimatea – sotto la croce sul Golgota – raccolse il sangue di Gesù agonizzante. Una terza ipotesi propende per il fatto che il calice o coppa sia stato usato nell’Ultima Cena e poi, passando di mano, con Giuseppe sia stato il contenitore per il sangue del Salvatore.

Nel mito tedesco il Graal non è una coppa ma una pietra, in cui qualcuno ha visto la mitica pietra di saggezza che sarebbe stata in possesso dei Catari. In realtà, il mito celtico del calderone del signore degli inferi in grado di riportare in vita i morti si sovrappone al mito del Graal. Ognuno dice la sua e tutti portano prove a sostegno della propria tesi. In definitiva il Graal – come interpretazione allegorica – diventa simbolo della Passione di Cristo e del desiderio di redenzione da parte degli uomini.

Il prossimo interrogativo è d’obbligo: dove si trova il Graal? Anche qui le voci si rincorrono. Dicerie diventate leggende dicono che sia stato nascosto da Giuseppe d’Arimatea nell’abbazia di Glastonbury, ma, per quanto sia stato scavato il territorio circostante, non è mai saltato fuori niente.

Tanti anni fa  viaggiai per la Spagna e mi ritrovai a Valencia. Nel duomo è conservato un bellissimo calice da messa il cui interno è di un materiale pregiato: ametista. Raccontano che sia il Graal, dono di papa Alessandro VI Borgia, omaggio alla sua terra natìa.

Perdonate ma mi pare strano che il figlio di un falegname e i suoi amici ex pescatori potessero permettersi un oggetto di tale valore per festeggiare la Pasqua ebraica. Tutti immaginiamo una coppa lussuosissima, ricca e adorna di pietre preziose; in realtà, Gesù è nato povero e nella vita ha sempre ripudiato le ricchezze materiali: quindi come potrebbe il suo calice essere così prezioso?

Il Sacro Catino conservato nella Cattedrale di San Lorenzo a Genova

Ma non divaghiamo. Pure noi zeneixi possiamo dire la nostra riguardo alla faccenda. Eh già, perché il Graal è molto più vicino di quanto non possiate immaginare. Entrate nella cattedrale di San Lorenzo e andate a visitare il Museo del Tesoro. In bella vista – con una posizione privilegiata – troverete un bellissimo grande piatto verde: il Sacro Catino.

Si tratta di un manufatto in vetro color verde e di forma esagonale. Fu traslato a Genova da Guglielmo Embriaco ai tempi della Prima Crociata e deposto in duomo come trofeo. Volendo essere precisi, fa parte del bottino della presa della città di Cesarea del 1101. Per il vescovo fiorentino Sant’Antonino, verrebbe dalla Siria. Per gli spagnoli invece proviene dalla città di Almeria, messa a sacco dai genovesi nel 1147.

Quello che è sicuramente appurato  e veritiero è la presenza della reliquia a Genova dal XII secolo, sistemata  al sicuro in Cattedrale. Creduto di smeraldo, venne asportato dai francesi nel 1806 e portato a Parigi. Il viaggio di ritorno nel 1816 ce lo restituirà mancante di uno spicchio; non più di smeraldo ma di vetro colorato. E se i francesi si fossero tenuti quello autentico e ci avessero propinato un falso? No, anche questa tesi va a cadere perché con gli esami appropriati si è scoperto che si tratta di un’opera d’arte vetraria islamica risalente al IX secolo.

In ogni caso, dal Medioevo in poi  il nostro Catino è stato ritenuto il più probabile Santo Graal.  E a supporto della nostra posizione abbiamo una prova scolpita nella pietra. Mettiamoci davanti alla porta principale della cattedrale; a sinistra troviamo delle formelle decorative. Una di queste rappresenta il Sacro Catino; ponendovi sopra la mano otteniamo un’indulgenza.

Vorrei concludere con una tesi che mi è molto piaciuta. In un libro intitolato Il santo Graal, Franco Cardini, Massimo Introvigne e Marina Montesano studiano varie ipotesi e alla fine giungono a una conclusione originale. Visto che durante la Santa Messa il sacerdote consacra il calice e per la   transustanziazione il pane e il vino diventano davvero corpo e sangue di Cristo, allora ogni coppa in quel momento è il vero Graal.

Non ci avevo mai riflettuto attentamente, eppure è proprio così.

CATERINA DE FORNARI

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