Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Monday June 18th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Per la «Gioiosa». Per i bambini. Per Bavari

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L’articolo comparso ieri (28 marzo, lo riproduciamo a fianco) nella cronaca genovese de Il Secolo XIX ha fatto scattare – ed è comprensibile – un sonoro campanello d’allarme. Mai come ora, in effetti, appare a rischio la formazione della prima classe elementare e, in prospettiva, la stessa sopravvivenza della Scuola «Gioiosa» di Bavari. È un rischio scongiurabile? Può darsi. A patto che il panico o la rabbia non abbiano la meglio su raziocinio e responsabilità.

S’impone una riflessione  comune e una strategia d’azione condivisa. Per questo andiamo subito al sodo senza tanti giri di parole: quella per la scuola primaria è la madre di tutte le battaglie. E bisogna combatterla con la forza dei nervi distesi: facendo squadra, non con spirito individualistico.

Quale funzione e quale significato ha la «Gioiosa» per la comunità nella quale da tanti decenni è inserita? La sua presenza ci dice, anzitutto, che Bavari è ancora un paese a misura di bambino, un luogo fisico e una realtà sociale in cui il minore – nella sua quotidianità fatta di esperienze didattiche, di maturazione psicofisica, di gioco, di relazioni – può crescere in armonia e familiarità con l’ambiente e con la collettività.

La «Gioiosa» ha poi la peculiarità di essere, appunto, la “scuola di Bavari” e proprio per questo ha la capacità di comunicare ai suoi piccoli allievi la cultura del territorio, il rispetto per le proprie radici, il senso (anche civico) di appartenenza a una comunità e di continuità con una storia dilatata nel tempo. Sotto questo aspetto, la «Gioiosa» è (perché ha saputo e voluto essere) più un’agenzia educativa nell’ampia accezione del termine, che non, formalmente e burocraticamente, un semplice istituto scolastico.

Occorre lo sforzo congiunto di tutti gli attori sociali (famiglie, docenti, associazioni, organi scolastici, referenti istituzionali, ecc.) affinché gli uffici competenti non assumano decisioni perentorie e irreversibili. Solo un forte processo di partecipazione dal basso – già innescato altre volte, con successo, in passato – può salvare la scuola primaria di Bavari da quello che in alto loco si ha ormai l’attitudine a presentare quasi come un destino ineluttabile.

Se i bavaresi di domani saranno giocoforza costretti a scendere a valle fin dai sei anni, inevitabilmente subentreranno nuove generazioni sempre più slegate dalle loro origini e sempre meno portate a vivere in prima persona la vita e le dinamiche di questa comunità locale. Anche i legami tra le famiglie finiranno per indebolirsi, dato che la scuola spesso fonda o rinsalda i rapporti tra molti cittadini.

Bavari non vuole chiudersi in se stesso; sa bene che l’autoreferenzialità non è mai la risposta migliore ai problemi e non ha alcun vero interesse a trasformarsi in un’enclave. Non può però vedersi strappare i pochi servizi pubblici fondamentali che ancora gli restano e che rappresentano quel livello minimo di welfare indispensabile a garantire la vivibilità del territorio e a conservargli la possibilità di esercitare i suoi diritti di cittadinanza.

GRISU’

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