Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Sunday April 22nd 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Genova 1897: una maternità dubbia!

Mettendo in ordine i libri nel mio studio ogni tanto incontro delle gradite sorprese. Stamane mi è capitato tra le mani un librone grande e pesante. Si tratta di una raccolta di articoli del nostro maggior quotidiano, Il Secolo XIX (1886-1986).

Ricordo che me lo comprai nel periodo in cui studiavo per l’esame di maturità. Avevo pochi soldini in tasca all’epoca e così misi da parte la paghetta settimanale per diverso tempo per potermi permettere questo volume.  Mi sentii così grande, cresciuta e indipendente con sottobraccio quel mattone di colore blu. Che tenerezza per la “me” di allora!

Torniamo a oggi. Mi sono seduta sulla mia comoda sedia a dondolo e ho cominciato a sfogliare le pagine. Nell’anno 1897 ci fu un caso di cronaca che riempì le pagine del giornale. Niente omicidi o fatti di sangue travolgenti, ma un trucco che sconvolse  almeno tre vite. Nella zona di Madre di Dio (che oggi non c’è più), in via dei Servi, una coppia ebbe la gioia di vedere la nascita di una bimba. Il padre lavorava come carbonaio e la madre faceva la besagnina ambulante. La piccina veniva accolta e battezzata nella chiesa di Santa Maria dei Servi (quella che si trova alla Foce è la sua omonima).

Una “besagnina”… da presepe

Tempi duri, senza assegni famigliari, congedi per maternità e bonus vari. In una bocca in più da sfamare stava la differenza tra sopravvivenza e miseria nera. La neomamma si confida con un’amica cara e manifesta tutto il disagio per non poter mantenere la piccolina: anzi, la disperazione è tale e tanta che le è passato per la testa di abbandonare la neonata all’orfanotrofio. L’amica – che si chiama Elisa – ha invece il problema opposto. Non le manca il pane sulla tavola, ha una casa decente e un marito lavoratore che la mantiene senza problemi. Sente però la mancanza di un figlio e per quanto abbia fatto non è riuscita a diventare madre. Chi ha il pane non ha i denti…

Elisa escogita un piano da genio del crimine. Per cominciare sostiene l’amica nell’idea dell’abbandono e anzi l’accompagna fisicamente a lasciare la bimba all’istituto. Durante il tragitto, ecco l’incontro casuale con una serva dell’orfanotrofio, a cui mettono in braccio la piccolina che sarà portata a destinazione. In realtà la serva è la mamma di Elisa che prende la neonata e la fa sparire per un certo periodo.

Elisa simula una gravidanza avanzata, il marito è felice come una Pasqua e una sera al ritorno dal lavoro trova la moglie a letto con in braccio un fagottino rosa e morbidissimo. L’uomo è al settimo cielo: è diventato papà. O l’à ‘na figgia! Denuncia all’anagrafe e subito il battesimo nella chiesa di San Salvatore. Povera piccina inconsapevole di avere due nomi e due identità. Naturalmente Elisa non può allattare e il marito va subito a cercare una balia per la necessità del caso.

Come disse il proverbio? Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Proprio vero. Poco tempo dopo vennero scoperti i resti di un bambino assassinato a Villa Pallavicino. Niente DNA o impronte digitali, ma tanto lavoro investigativo per i poliziotti dell’epoca, che cominciano a raccogliere voci sulla sparizione di una bimba che la mamma voleva portare all’orfanotrofio. La piccina non si è più vista e se avesse fatto una brutta fine? La besagnina e il carbonaio vengono tratti in arresto e interrogati. Dell’entrata della bimba nell’istituto per l’infanzia abbandonata non c’è traccia e i sospetti diventano sempre più pesanti. Come in un romanzo d’appendice, Elisa ha un sussulto di coscienza. Forse per evitare il carcere o davvero per il rimorso si presenta all’autorità e racconta tutta la storia, così da far rilasciare i due poveri genitori sospettati ingiustamente.

La cronaca finisce qui. Del destino della figlia contesa non si sa niente. Con chi sarà finita? I veri genitori? E quali sono i veri genitori: i biologici o gli adottivi? In tutti i casi una creatura innocente c’è andata di mezzo. Sono passati più di cent’anni, ma ancora oggi la cronaca ci porta notizie di pargoli contesi, voluti, non voluti, dati via, lasciati e ripresi.

Non siamo migliorati molto da allora. Forse dovremmo ricordare semplicemente che prima di tutto viene l’interesse e il bene dei più piccoli e indifesi.

CATERINA DE FORNARI

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