Il giornale di Bavari e dei Bavaresi
Wednesday November 14th 2018
Blog on-line del supplemento ad AcliGenova "Il Dragobuono" magazine di attualità, politica, cultura, spiritualità edito dal Circolo A.C.L.I SanGiorgio di Bavari. Associazione laicale cristiana di promozione sociale (L.383/07-12-2000) fondata in Bavari come Società Operaia Cattolica di mutuo soccorso il 4 maggio 1913 Direzione,redazione,amministrazione: Via Benito Merlanti,3 - 16133 Genova-Bavari Recapiti telefonici:0103450785 - 0103450496 email: redazione@aclibavari.org C.F. 80101310102

Galleria delle Grazie, un episodio di guerra

Quando racconto ai miei alunni la Seconda Guerra Mondiale sulle loro facce vedo passare interesse, domande e un’aria di quasi rassegnazione come a dire: ”Va be’ è successo, ora andiamo avanti”. E’ come se parlassi della guerra di Troia, interessante ma lontana millenni da noi. Invece, la Seconda Guerra Mondiale – sulla linea del tempo – è ancora dietro l’angolo. Incontrando qualche anziano certi racconti si possono ancora ascoltare. Uno di questi ha avuto un eco enorme nella nostra città e ancora oggi torna alla mente.

Il 22 ottobre 1942 ci fu un bombardamento a tappeto su Genova. Fu un duro colpo per la nostra città martoriata da duecento tonnellate di bombe.  Il giorno dopo, il 23 ottobre, le sirene cominciarono a suonare appena avvistato “Pippo” ovvero il ricognitore che precedeva i bombardieri. Mi sono sempre domanda perché, in tutta Italia, quel velivolo fosse stato battezzato da tutti “Pippo” all’insaputa gli uni degli altri: come se gli italiani si fossero idealmente uniti trovando un nome buffo per un aereo che annunciava la morte.

I rifugi sono seminati un po’ per tutta la città; cantine, fondi di palazzi e scantinati per i privati ma ci sono anche rifugi pubblici per chi si trova a passare per strada e scappare in fretta e furia.

Uno si trova presso Porta Soprana. Scendere nel ventre della città non è facile. Si deve affrontare una scala ripida, di centocinquanta scalini, da percorrere al volo e con la gente che preme alle spalle. Si tratta del rifugio antiaereo della Galleria delle Grazie.

In realtà questa era nata come un lavoro di raccordo per la galleria che portava dalla stazione di Principe alla stazione di Brignole. Si trattava di due gallerie a semplice binario affiancate nel percorso dalla calata delle Grazie a Molo Vecchio. La nota curiosa: passavano sotto piazza De Ferrari, al centro del centro città. Vengono completate tra il 1921 e il 1922. Sono usate pochissimo però perché appena finite l’attività portuale si sposta verso Ponente. Niente di nuovo direi; come oggi si sprecano soldi in lavori pubblici di poca o nessuna utilità. Intanto nel 1939 abbiamo una nuova traversata di raccordo per la tratta Principe- Brignole.

Comunque la guerra si avvicina a grandi passi e per la galleria delle Grazie si trova un uso alternativo: rifugio sotterraneo  per i cittadini genovesi. Quando suona l’allarme i soldati sono tenuti ad aprire i cancelli  in fondo alle scale del rifugio di Porta Soprana.  La sera del 23 ottobre 1942 dei soldati nemmeno l’ombra. Visti i precedenti la gente sgomita per entrare. Bambini che piangono, vecchi che gridano, chi spinge, chi cerca di entrare con le buone o le cattive e intanto i cancelli restano chiusi. La scala è ripida, gli scalini sdrucciolevoli e la gente scivola e mentre scivola viene schiacciata da quelli che stanno dietro che a loro volta vengono stritolati da chi è rimasto fuori.

Fu un allarme infondato, Nessun bombardiere sganciò il suo carico quella notte. I morti però ci furono in quel triste incidente nella Galleria delle Grazie: 354 secondo stime ufficiali, 500 secondo la voce popolare. Le salme furono portate e ricomposte alla Banca d’Italia. Il funerale fu una cerimonia collettiva. E oggi abbiamo un sopravvissuto d’eccellenza al disastro: l’arcivescovo Angelo Bagnasco. La madre, in dolce attesa, si salvò per un pelo quel giorno.

Esiste ancora la galleria delle Grazie? Eccome. Un’entrata si trova alla stazione Brignole e stando sui binari, guardando verso Porta Pila si può ancora distinguere. Non so se sia murata o un portone sbarri l’ingresso. Una parte del tratto sotto la città è tornata in funzione e ora ci passano i vagoncini della metropolitana.

Sarebbe bello ricordarsene quando si viaggia sulla metro: una breve preghiera per le anime sfortunate e infelici di quel giorno mi sembra d’obbligo.

CATERINA DE FORNARI

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